La Signora Minù

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La maggiora parte di noi ricorda ancora con affetto i cartoni animati giapponesi anni ’80 e, in particolare modo, la nostra “Signora Minù”. Il famoso anime giapponese, dal titolo italiano “Lo strano mondo di Minù”, racconta la storia di una vecchietta pensionata e sposata con il signor Pepperpot che vive in un paesino della compagna norvegese insieme al suo gatto, Aceto, e il suo cane, Saetta. Nello stesso paese vivono anche tre vivaci bambini Prezzemolo, Ortica e Rapa. Fin qua tutto normale se non fosse che la nostra signora Minù, di tanto in tanto e all’improvviso, diventa minuscola per via dei poteri del suo cucchiaino magico che porta appeso al collo. La sua vita a quel punto diventa difficile anche se questa “trasformazione” le permette di parlare con gli animali. Il marito è all’oscuro di tutto fino a che, nel corso delle puntate, non lo scopre e tenta di aiutare la moglie a mantenere il segreto. La storia non ha un finale ma una serie di “morale della favola” che fanno riflettere la stessa protagonista, una volta tornata normale, e anche il telespettatore a casa.

Lo strano mondo di Minù è un anime giapponese tratto dai romanzi di Alf Proysen di 130 puntate prodotto nel 1983 dalla Pierrot per la regia di Tatsuo Hayakawa e le musiche di Tachio Akano. In Italia la prima messa in onda è avvenuta a partire dall’ottobre 1985 su Rete 4 con puntate fatte da tre episodi alla volta per un totale di 25 puntate. Le seguenti repliche, invece, sono andate in onda su diverse reti a volte anche con un solo episodio di 7 minuti. La prima sigla storica italiana del cartone, pensata per la messa in onda su Rete 4, ebbe il testo di Alessandra Valeri Manera, la musica di Gianfranco Intra e fu interpretata da Cristina D’Avena.

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